Charlie Brown
"Solo gli imbecilli non hanno dubbi"
"Ne sei sicuro ?"
"Non ho alcun dubbio!"
(Luciano De Crescenzo)
Autunno
e gli alberi si spogliano.
Il cuore non ce la fa a scaldarsi da solo.
Autunno
un acquerello di colori
un altro anno andato,
quanto tempo sprecato nell'inerzia e nel silenzio.
Autunno
tempo di pioggia
fa freddo,
le mani e le braccia si scaldano -
non le mie che abbracciano il vuoto.
Autunno
la malinconia bussa alla porta
e le promesse dell'estate non sono più streghe al vento
occasioni che diventano vita
e si trascinano sino alla morte.
Ma la mia stagione è diversa,
sorrido, malgrado la fame d'aria -
se mi spacchi il petto
vedrai gli occhi al posto del cuore
il sale invece che il ferro.
Ho sete di poesia
e fatico a darti un nome
ho paura anche solo a pronunciarlo
faccio finta di non conoscerlo.
Autunno
e cala presto la sera
a questo spazio così immenso e senza luce
darò la schiena
il mio corpo leggero di sogni e nuvole
è residenza di cicatrici maleolenti di marciume.
(Charlie)
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Vorrei poterti dimenticare con un “ciao”
ma so che non sarà mai un punto d’arrivo, solo di partenza.
Quanta distanza c’è tra due che conosco?
Come si misura l’amore da distribuire in quattro lettere
perché non trabocchi, per non sfigurare
quando sono davanti a te?
Vorrei poterti scordare con un “ciao”
ma so che non sarai mai un punto d’arrivo, solo di partenza.
Allora, se devi andare vai
non aspettarmi
portati tutti i miei sogni, le mie speranze, i miei cocci
mentre saluto ancora una volta quel che resta di me
dopo l’ultima volta che mi hai rotta.
Ciao,
vorrei poterti salutare con un bacio
ma non potrò fermarti –
ovunque tu sarai mi inventerai
ovunque io sarò ti cercherò in un “ciao” pronunciato a mezza voce
quanto amore si nasconde dietro quattro lettere?
Ciao,
se devi andare vai –
non ti trattengo
un peso in meno sulla coscienza
graffito che insulta le pareti del cuore e non lo lascia respirare.
Vorrei poterti dire addio con un “ciao”
ma so già che non è facile,
metterti un punto e basta invece di un punto e a capo.
Vorrei poterti allontanare con un “ciao”
analizzare la dolcezza e l’amarezza dei confini di un saluto,
solo una parola
l’eco di un sussurro,
“ciao”
per non lasciarti andare –
se te ne vai
passa a trovarmi in uno dei tuoi ricordi
dove ti aspetterò
per dirti: «Ciao».
(Charlie)
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"Perché ti amo, di notte son venuto da te
così impetuoso e titubante
e tu non mi potrai più dimenticare
l'anima tua son venuto a rubare.
Ora lei è mia - del tutto mi appartiene
nel male e nel bene,
dal mio impetuoso e ardito amare
nessun angelo ti potrà salvare."
(Hermann Hesse, Poesie d'amore Newton Compton Editore 1989)
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Questa notte indosserò una nuova pelle.
La tua.
Questa notte indosserai una nuova pelle.
La mia.
Scambiamoci la pelle come ci scambiamo i baci, le carezze, le mani
Fai quel che vuoi di me
Prendi tutto di me
Ma non scambiarmi con qualcun'altra.
Bruciami le parole nella bocca
Il fiato con il fiato
Infiammami la passione con il cuore
E no, non darmi un altro dolore
Che sia altro dalla tua bellezza.
Fai già male così
Come rosa canina che mi profuma i pensieri e la carne
Vorrei pizzicarti il desiderio con il mio
Scambiamoci l’amore, i sogni, il cuore
Che abbiamo della stessa taglia
Perso nel fragore di una storia senza idioma.
(Charlie)
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Sto male quando ti vedo.
Sto male quando non ti vedo.
Sto male quando non ti sento
e quando ti sento
la sensazione di star bene dura poco
perché sono un granello di sabbia in mezzo a tanti granelli
che cacci via dai pensieri come cacci via la forfora dai capelli.
Sto male quando sento la tua voce
sto male quando ti inserisci in un discorso
sto male quando ti agganci ad un pensiero
sto male perché sei sogno.
Così, per farla breve
ti dico che sto bene
perché faccio prima a dire che sto bene
invece di spiegarti perché sto male,
il tempo per dirtelo mi manca
e anche se lo avessi
non sarebbe mai abbastanza per dirti quanto mi manchi.
Non devi preoccuparti.
Va tutto bene.
Sì, sto bene.
Tu, però, non ci credere.
(Charlie)
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Indossava un abito di "terra-cotta",
e siamo rimasti, a causa della tempesta battente,
nella nicchia asciutta della carrozza,
anche se il cavallo si era fermato; sì
immobile
ci sedemmo, comodi e al caldo.
Poi l'acquazzone cessò, con mio grande dolore,
e il vetro che prima aveva coperto
le nostre forme
si alzò e lei uscì di corsa
verso la sua porta:
l'avrei baciata se la pioggia
fosse durata un minuto di più.
(Thomas Hardy, 1893)
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