Charlie Brown
"Solo gli imbecilli non hanno dubbi"
"Ne sei sicuro ?"
"Non ho alcun dubbio!"
(Luciano De Crescenzo)
Ti ho trovato nell'onda che baciava le rocce,
nella carezza salata del vento
che sospira nomi dimenticati.
Eri il respiro dell'oceano,
il suono sommerso delle conchiglie,
la voce del tempo che si sfalda
nel battito eterno delle maree.
Ti ho atteso tra le dune di un deserto senza fine,
e sei tornato come la pioggia a sciogliere la mia sete d'amore.
Ora mi perdo nei tuoi occhi d'acqua,
nelle profondità silenziose
dove il cuore si fa onda
e danza senza mai fermarsi.
(Pablo Neruda)
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Viviamo d'un fremito d'aria,
d'un filo di luce,
dei più vaghi e fuggevoli moti del tempo,
di albe furtive,
di amori nascosti,
di sguardi inattesi.
(Vincenzo Cardarelli, Poesie Mondadori Editore 1942)
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Era spettacolare
quel suo avanzare
e poi ritirarsi,
timida,
e infine guerriera
sfidava la roccia
la accarezzava appena.
Dopo, quando sembrava arresa
di soppiatto la coglieva di sorpresa,
la schiaffeggiava
urlava alla sua indifferenza
si spezzava
sputando schiuma
e con la schiuma avvolgeva la pietra.
Ed era uno spettacolo
vederla spaccarsi, rompersi,
testarda riprovarci
per giocare a chi era più forte -
nei flutti, tra gli sputi -
senza che cambiasse lo stato delle cose.
Il cielo era plumbeo, la roccia restava immota
col tempo anche le punte più aguzze si sarebbero arrotondate
avrebbe cambiato forma
ma l'aspetto no, perché la sua natura era quella di roccia
e chissà se quella che l'avrebbe divorata, mai paga
sarebbe stata la stessa onda.
Era uno spettacolo, sì
quel mare senza parole
in un rabbioso gennaio carico di pioggia.
(Charlie)
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Non è sabbia che disperde i granelli.
Si chiama Occasione.
Non è rintocco della campana della chiesa.
È Verità.
Non è il pendolo che oscilla ipnotico
dal vetro del cassone in legno sulla parete.
La definizione esatta è Risposta.
E non è nemmeno un cinturino in pelle, in acciaio o in silicone
che costringe il polso.
È la Cura.
Non è tondo, non è quadrato, non è esagonale.
Non si nasconde.
Non imbruttisce.
Non canta nell’aia.
Si chiama Esperienza. Crescita. Conoscenza.
Non sono lancette.
Sono tergicristalli.
Liberano da ciò che è superfluo –
lo sanno prima di te –
anche se sei contrario.
Lento, svelto,
che importanza ha?
Quel che deve darti, ti dà.
Non lo tieni nel panciotto
non serve tenertelo stretto,
non è denaro, non è oro, non puoi comprarlo
non è un oggetto.
È un Amico, il più sincero
quindi, non averne paura;
non è un nemico da combattere in guerra.
È relativo, emotivo, non è mai assoluto –
non provare a fregarlo –
se tradisci, infierisce
ma se proprio ti fa arrabbiare
prova ad allargarlo.
Non è un sole che tramonta
e guardare tanti altri che risorgono
se cambi, non temere
fa parte del gioco.
In fondo, è matematica:
più numeri metti in fila,
maggiore sarà la tua Ricchezza.
L’unica che nessuno potrà mai rubare.
(Charlie)
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Esci dalla statale a sinistra e scendi giù dal colle.
Arrivato in fondo, gira ancora a sinistra.
Continua sempre a sinistra. La strada arriva a un bivio. Ancora a sinistra.
C’è un torrente, sulla sinistra.
Prosegui.
Poco prima della fine della strada incroci un’altra strada.
Prendi quella e nessun altra. Altrimenti ti rovinerai la vita per sempre.
C’è una casa di tronchi
con il tetto di tavole, a sinistra.
Non è quella che cerchi.
È quella appresso, subito dopo una salita.
La casa dove gli alberi sono carichi di frutta. Dove flox, forsizia e calendula
crescono rigogliose.
È quella la casa dove,
in piedi sulla soglia,
c’è una donna
con il sole nei capelli.
Quella che è rimasta in attesa fino a ora.
La donna che ti ama.
L’unica che può dirti:
“Come mai ci hai messo tanto?”
(Raymond Carver, Blu oltremare - Minimum Fax Editore 2003)
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E ci sei tu.
Nelle foto, nel tempo,
nelle pagine di un libro
in una poesia
in una parola che ancora non ho detto
che è ancora tutta da scoprire.
E ci sei tu
nel ricordo, in un sogno,
in una carezza
in quelle che non ti ho dato e che forse non ti darò mai
in tutte quelle che conservo
e che sogno di darti in un futuro neanche troppo lontano.
Ci sei tu
nella mia vita
nel mio dolore
al centro del mio sentimento,
nel sale delle lacrime
in un pensiero sconcio
in una favola sconclusionata.
E ci sei tu
nel sangue come una malattia,
nelle mani
nel corpo
nella mia ferita –
nel cibo, nel dolce, nel caffè
ci sei sempre tu
nel mare, nei monti
nelle vallate
e nelle preghiere
(anche se non sono credente).
Nelle mie paure
nella mia solitudine
nelle lettere
ci sei sempre e solo tu
sei nell’aria che mi intossichi,
nelle canzoni d’amore, dimenticate, reinventate al momento davanti a un falò
in una pellicola d’autore
nei baci e nelle carezza rubate di due amanti clandestini che non siamo noi.
Sei dove non dovresti essere
in un tremore,
in un segno sul cuscino
nel memoriale, in un’opera d’arte,
nello stupore di un bambino –
sei dove non immagini di stare
perché ci sei tu,
sì, sei proprio tu
l’uomo che mi ha fatto innamorare.
(Charlie)
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