Charlie Brown

"Solo gli imbecilli non hanno dubbi"
"Ne sei sicuro ?"
"Non ho alcun dubbio!"
(Luciano De Crescenzo)


Voci rubate


«Hai mai fatto caso che le opere d’arte non le guarda più nessuno, ma la gente ne parla soltanto?»
«È un bene che ne parlino. D’altronde l’arte serve a questo, a far parlare».

Carlo Paris (Giancarlo Giannini) a Sofia Moretti (Elena Lietti) in Gioco pericoloso, pellicola del 2025 diretta da Lucio Pellegrini.






«Che stanno facendo adesso?»
«Stanno sistemando i fili della corrente elettrica»
«Ma era necessaria questa cosa?»
«Certo che era necessario! L’edificio stava cadendo a pezzi, andava sistemato».

Conversazione tra tre uomini in strada mentre osservano, a naso in su, un palazzo del centro in una mattina di inizio settimana. A parlare sono solo in due, il terzo fa da spettatore accanto ai due compari.







(In libreria).

«Purtroppo quella è l’unica copia che ho al momento»
«Non vorrei che finisse col rovinarsi, ci tengo ai libri e vorrei che anche loro li trattassero come li tratto io»
«L’unica cosa che posso fare è ordinarle un’altra copia, se ha fretta di leggerlo prende intanto questa e quando arriva viene a cambiarla»
«No, prendo questa. Magari ci poggio un libro sopra e si appiana… oltre a trasmettere il valore della lettura mi piacerebbe pure che imparassero a rispettarli i libri… capirai! Io sono una divoratrice di libri, in genere li leggo in 24 ore… Lascia questo ce l’hai (dice la acquirente rivolta alla bambina che è con lei, forse la figlia; n.d.r.). Il libro più bello che ho letto in assoluto è Tutto il blu del cielo di Da Costa»
«Ah, ho capito. La scrittrice è quella francese?»
«Lo ha letto anche lei?»
«No quello ancora no, ma ho capito chi è l’autrice»
«Ho letto pure I quaderni botanici di Madame Lucie sempre della Da Costa, bello anche quello ma non quanto Tutto il blu del cielo che mi ha aperto un mondo»
«Che libro è?»
«Parla di un ragazzo che ha l’Alzheimer e decide di intraprendere un viaggio prima che la memoria gli scompaia del tutto e in questo percorso scoprirà tante cose che… vabbé, ora non voglio spoilerare ma è da leggere assolutamente! Sono seicento pagine ma si fanno leggere, anche se la scrittura in alcuni passaggi è molto densa e ha bisogno di più tempo per essere assimilata; io che di solito, come dicevo prima, leggo un libro in un giorno, con questo ho impiegato uno due giorni in più, ma di sicuro posso dire che è il libro più bello che ho letto in vita mia»
«Come ha detto che si chiama? Tutto il blu del cielo
«Tutto il blu del cielo, sì. Ma… magnifico, veramente»
«Grazie per il suggerimento»
«Prego, si figuri. A volte è bello confrontarsi».






(Audio estratto da una chat whatsapp. Una bambina gioca col cellulare della mamma).

«Nonna sì… Palo…»
«Lascialo stare a Paolo, canta la canzone del pesciolino»
(Si ode in sottofondo una cantilena incomprensibile).
«Che devi andare a Sanremo, tu?»
«Una scimmetta sattava sul letto/ una cade giù e si rumpe il cervelletto/ la mamma il dottore/... e un dett…»





«Però è molto sensuale»
«Essì però… non è tutta ‘sta cosa»
«Dai che è brava»
«Bella è bella, ma non sa recitare»
«A me piace, certo è diversa da quando stava a Amici»
«Come si chiama?»
«Di Patrizi. Elodie Di Patrizi. Il padre era un ex artista di strada, la madre una ex modella di Guadalupa, perciò lei ha questi tratti del viso così particolari. La madre non è italiana»

(Al cinema, una coppia commenta la performance di Elodie mentre scorre informazioni sull’artista sullo schermo dei rispettivi cellulari).



«Non ce la fanno più, non ce la fanno proprio più… mo’ devono vedere come devono fare»
«… si sveglia pure presto perché deve andare a lavorare»
«Ieri notte la bambina li ha fatti stare svegli tutto il tempo»
«Quando sono piccoli così è»

(Per strada, conversazione tra coppie mentre una di esse se ne sta affacciata alla finestra del piano rialzato del palazzo. Accanto c’è un’altra finestra coi panni stesi ad asciugare).






(Al supermercato. Due ragazze stanno tirando fuori la merce dagli scatoloni per sistemarla sugli scaffali. Il cassiere, forse il titolare, tiene un occhio al registratore di cassa e un occhio alle dipendenti).

«Baby so che mi guardi/anche se la notte è buia/non sei come gli altri/dimmi come sei tu/Noi sotto una luna piena/ lingue intrecciate, bottega/ sai di tre stelle, Bottura/pelle d’oca sulla schiena/e io sento Einaudi quando ti muovi sopra me/dipingi con le mani, io rinasco come Venere…»
«Bella ‘sta canzone… come si chiama lei?»
«Rose Villain»
«Rose Villan?»
«Rose Villain!»
(Risate, ride anche il cassiere).
«Lei tiene tinti i capelli di blu, tu quando ti tingi i capelli di fucsia?»
«Ma stai zitto che mia nipote mi guarda stamattina e mi fa “zia, ma quando ti vai a tingere i capelli?”»






«Non me ne frega un cazzo, hai capito? Non mi mettere in mezzo ai tuoi casini! Tu vuoi solo pararti il culo Giovi, lo dici solo per pararti il culo!»
(Breve pausa).
«Ma io te l’ho detto, te l’ho detto! Ascolta… ascoltami Giovi… lo dici per pararti il culo! Tu ti vuoi parare il culo Giovi! Sei un gran paraculo! Sei bravo solo a pararti il CULO!»

(Lo sciorinamento di improperi e nefandezze dalla bocca di una “signora” continua mentre cammina per strada urlando al cellulare).







(A scuola di ballo).

«Ora i passi del samba li sapete tutti, ne manca solo uno e poi abbiamo concluso il programma»
«Qual è? Come si chiama l’ultimo passo? Diccelo ché siamo curiose»
«L’ultimo passo è il ronde, ossia il giro che è questo».
(Segue dimostrazione).
«Dovete immaginare che ci sia dietro l’uomo che vi spinge mentre voi ruotate su voi stesse, dovete solo immaginare però, perché l’uomo non esiste».
«Meglio così, sint a me¹. Quelli lasciamoli stare».
«A immaginazione stiamo messe bene, pure a fantasia non preoccuparti».
«È il resto che lascia a desiderare».
«Vi dovete aiutare con le braccia a riempire la scena, almeno questo è quello che facevo io durante le gare di ballo. Casomai poi facciamo una prova, vi divido in gruppi: una parte di voi fa la femmina e l’altra fa il maschio»
«Io posso fare il travestito?»




(Alla radio, uno speaker rivolto all’altra speaker).

«Senti questa: “Ragazza stufa scappa di casa e i genitori muoiono di freddo”».
Ridono prima di lanciare la pubblicità.





«Ma domani va in piscina?»
«Sì, domani assolutamente sì. La tosse le è passata del tutto, anche se per andare via ce ne ha messo di tempo. Si è fatta due settimane di antibiotico ma niente, questa tosse proprio non passava…»
«Mamma mia!»
«… poi lo ha cambiato, si è fatta un altro ciclo di antibiotico e ora sta bene»
«Un incubo»
«Nooo, sono impazzita… c’era da impazzire guarda…»

(Per strada, conversazione tra donne).






«Voglio raccontarvi una barzelletta»

«No, no... è orribile»

«Sì è vero è orribile, ma mi è venuta in mente pensando al tema del libro di questo incontro. Allora c’è un uomo che deve sposarsi, e tra tre donne deve scegliere quale di queste tre prendere per moglie. Per uscire dalla sua indecisione, affida a ciascuna di loro cinquemila euro prelevate dal suo conto bancario per vedere come si servono di questi soldi. Quando domanda alla prima cosa ha fatto col denaro che le ha dato, questa risponde “Amore ho prenotato una bellissima vacanza ai Caraibi, immagina: io e te circondati da spiagge tropicali con camerieri che ci servono cocktail, aperitivi e champagne sotto l’ombrellone, un albergo di lusso, sole, mare, lontano da tutti in pieno relax…” Il tizio ci pensa e fa “mhm, non male”. Poi chiede alla seconda “Amore, cosa hai fatto coi cinquemila euro che ti ho dato?” e questa risponde “Amore guarda, mi sono sottoposta ad un intervento di chirurgia plastica additiva, adesso ho un bel seno, delle belle labbra, un bel fondoschiena, ho modellato il mio fisico frequentando tutti i giorni la palestra, faccio massaggi in un centro estetico, e tutto questo solo per te amore mio, solo per noi due”. Poi arriva il turno della terza, e porge la stessa domanda che ha fatto alle altre. “Guarda caro, i soldi che mi hai dato li ho investiti tutti in case, proprietà, terreni, ho aperto un altro conto in banca, ho avviato un’attività commerciale, sto procedendo con altri finanziamenti per mettere su un’impresa in modo che una volta sposati non ci possa mancar nulla, in poco tempo ho raddoppiato la cifra che mi hai dato…” risponde la donna. Passano le due settimane che l’uomo si era concesso per fare la sua scelta e nessuna delle tre donne è ancora a conoscenza del responso; allorché queste lo chiamano, lo mettono spalle al muro e gli chiedono cosa ha deciso. Lui le guarda tutti e tre e, sospirando, risponde “Eh… ci ho pensato a lungo, e ho deciso che alla fine sposerò quella che ha speso i soldi per rifarsi le tette e il culo”».

​(Intermezzo di una discussione all’interno di un incontro letterario organizzato dall’Associazione culturale Foggia Legge per dialogare del libro di Patrizia De Luca, Tettagna Edizioni e/o, vincitore del sondaggio “Opera Prima”).







(Roma, tra Piazza Venezia e Largo Argentina)
Un clochard cammina sui marciapiedi della Capitale e ogni tanto si ferma a urlare alle buste di plastica che svolazzano per strada tra cartacce, detriti di polvere e smog. Quando le buste si risollevano da terra e riprendono a volare in aria come palloncini spinti dal vento, l’uomo ricomincia a camminare fino a quando non ne incontra un’altra. Stessa storia, stesso iter: la busta si ferma a terra davanti ai suoi piedi e sotto ai suoi occhi. Inizia a inveire contro essa.
La gente che percorre le vie, staziona i marciapiedi e attraversa le carreggiate di quella porzione di centro della città sospende per un attimo le proprie incombenze, e si mette ad assistere alla scena che offre il clochard. Negli sguardi delle persone si coglie spavento, sorpresa, ansia, preoccupazione, pericolo, ma in tutti questi stati d’animo ce n’è uno che fa da comune denominatore: la curiosità.
Dopo aver scoperto chi e cosa ha scatenato gli strilli che hanno squarciato un grigio mattino di novembre per le strade del centro della Capitale, il pubblico spettatore si è lasciato andare a risate divertite come se stesse assistendo ad un cabaret. E più il clochard esprimeva il suo disagio con i gesti, il tono della voce, epiteti reiterati ad ogni busta che ha incrociato il suo cammino, più lo scroscio delle risate è aumentato di tono e di numero tra i passanti.
“È solo un pazzo” è ciò che trapela dagli occhi e dalle bocche di quegli esseri umani così simili (eppure così diversi) al clochard.
Mi fermo anch’io ad osservarlo mentre ascolto quello che dicono e indicano gli altri intorno a me con un movimento della testa, con il dito puntato, facendo segno al compagno o alla compagna accanto con gli occhi o con un alzata di mento, e col sorriso che deforma le loro facce. E mi domando:
“Ma siamo sicuri che è lui ad essere il pazzo e noi quelli normali?”











¹ Trad.: “Senti a me, ascoltami”.

Autrice : Carla Iannacone | Categoria : Riflessioni