Charlie Brown
"Solo gli imbecilli non hanno dubbi"
"Ne sei sicuro ?"
"Non ho alcun dubbio!"
(Luciano De Crescenzo)
La copertina dell'albo Una su dieci a cura di Sergio e Paolo Zaniboni
Le sfide sono il pane quotidiano di Diabolik. Più il suo genio viene messo a dura prova, più lui si impegna a trarre il massimo dalle sue capacità intellettive per mettere a segno i suoi colpi.
L’episodio Una su dieci dell’ottobre del 2010 è uno dei tanti che vede il Re del Terrore alle prese con un bel rompicapo.
Il bottino di cui vuole impossessarsi è composto da cinque perle dal valore incalcolabile di proprietà dell’ingegnere Giacomo Radner. Il piano prevede che Eva si sostituisca a Emilia, figlia di quest’ultimo, per scoprire in quale delle dieci casseforti distribuite all’interno della villa è custodito il favoloso tesoro. Come spesso accade però l’imprevisto è dietro l’angolo, ed Eva e Diabolik sono costretti a cambiare i loro programmi. L’imprevisto è più di uno.
Il primo è dato dalla decisione dei fratelli di Emilia di giungere alla villa due giorni prima del loro arrivo; la riunione di famiglia sarà anche l’occasione per spartire la grossa eredità tra i figli di Giacomo e per donare una perla a ciascuno di loro. Scopo di Diabolik ed Eva è di evitare che le perle vengano divise prima che possano rubarle, se ciò dovesse succedere per la coppia diventerebbe complicato poterle recuperare tutte assieme. Il tempo per scoprire in quale delle dieci casseforti sono conservate è troppo poco, così Diabolik decide di accelerare i tempi penetrando nella villa e far parlare Giacomo col pentothal, ma il magnate viene colpito da un attacco cardiaco (secondo imprevisto). A questo punto al criminale non resta che una sola cosa da fare: prendere il posto dell’ingegnere e provare a capire, per il tempo che gli resta, qual è la cassaforte giusta da aprire.
Comincia da quella stessa notte in cui ha modo di accorgersi che, all’apertura del forziere, Giacomo aveva pensato di installare una trappola mortale per impedire al ladro di portargli via i preziosi (terzo imprevisto). Diabolik riesce a scamparla per un pelo, l’astuzia progettata dall’ingegnere tuttavia gli accende un’intuizione: ogni cassaforte dispone di un marchingegno che bisogna disinnescare prima di aprirla, altrimenti si incorre in morte certa.
Messa al corrente Eva della morte di Radner, le intima di raggiungerlo alla villa per portar via il suo cadavere e per consegnargli la maschera con le sue fattezze che aveva preparato qualche giorno prima in caso di evenienza. Eva non vuole lasciarlo solo, in due è più facile e più veloce capire qual è la cassaforte da forzare ma Diabolik è irremovibile, e con una scusa la convince che per lui sarà più facile muoversi da solo in casa Radner, limitando i contatti con Emilia per non destarle sospetti sulla sua vera identità. In realtà la sua decisione è dettata dalla paura che Eva possa cadere vittima degli infernali tranelli dell’ingegnere, tenerla lontana da quei congegni, e rischiando lui solo, lo farà stare più sereno.
Nei giorni seguenti comincia la caccia alla cassaforte che contiene le cinque perle, con relativa sfida di eludere le trappole ad esse connesse, e avviene anche un “colpo di fortuna”: i fratelli di Emilia rimandano il loro arrivo a causa di un problema di salute di uno dei nipoti. Diabolik non poteva sperare di meglio; ora ha più tempo per studiare con calma le casseforti e, se è fortunato, ha buone probabilità che riesca a trovare quella che gli serve prima che i fratelli Radner giungano alla villa e rubare le perle.
Come è stato preannunciato all’inizio, gli imprevisti si sussegueranno in un crescendo di ritmo, adrenalina, colpi di scena, e se gli autori dapprincipio avevano dato da intendere che Eva giocasse un ruolo marginale in questa storia, alla fine i lettori scopriranno che non è come ci si aspettava ma che, anzi, il suo intervento ancora una volta sarà decisivo per le sorti del Re del Terrore.
Non ho intenzione di svelare il finale – l’unica cosa che mi sento di dirvi è che l’episodio si chiude con il noto bacio tra Diabolik ed Eva, e mai scena e scelta di chiusura è stata più azzeccata come questa volta – né i nodi che costituiscono il tessuto narrativo della storia (sono tanti, minuziosi e ingegnosi, come sempre sono caratterizzate le vicende diaboliche), quello che mi ha colpito di questo episodio è l’analisi lucida che fa Diabolik sulla mente geniale, tanto quanto la sua, di Giacomo Radner (forse perché è un ingegnere e il cervello è allenato a pensare in maniera innovativa, creativa e abile come quella del criminale?). L’impressione che ho avuto è quella di un Diabolik che stesse studiando se stesso allo specchio, come se avanti a sé avesse il suo doppio: quindi la sfida che ne vien fuori è una sfida nella sfida. In altri termini, più che una messa alla prova delle sue capacità – a cui gli autori e gli sceneggiatori ci hanno abituato negli anni e che ci hanno permesso di conoscere chi è Diabolik – Una su dieci è l’albo che mostra l’estensione delle sue capacità, che ci dimostra fin dove può spingersi, e quali sono i limiti (ammesso che li abbia) della sua mente geniale e diabolica.
Una scena emblematica da una tavola di Una su dieci (disegni di Angelo Maria Ricci)
È molto raro che Diabolik si arrenda. L’interesse rivolto ai tesori e ai bottini non è solo un mero interesse estetico o di arricchimento, è anche – e soprattutto – un gusto di testare le sue abilità e capacità. Una volta in un’intervista il direttore della Astorina, Mario Gomboli, riferì che ciò che spinge Diabolik a rubare non è tanto il piacere di rubare, ma è il piacere della sfida; per rendere meglio il concetto buttò lì un’affermazione dicendo “se lasci una collana o un qualsiasi altro monile fuori alla finestra Diabolik non lo ruba, per lui sarebbe troppo facile. A lui interessa la sfida” .
In Una su dieci ha, appunto, solo una possibilità su dieci di fare centro.
L’altro avversario è il fattore tempo. Il piano che aveva pensato con Eva è andato in fumo, è costretto a cambiarlo e a modificarlo ogni minuto che passa adattandosi agli imprevisti e improvvisando. È un Diabolik che non smette di studiare la sua vittima anche da morto attraverso i suoi scritti e i suoi appunti, che invece di studiare ed esaminare ogni dettaglio preliminarmente in previsione del piano e delle fughe da attuare, in questo caso si trova a pianificarlo in itinere. La chiave di volta è davanti ai suoi occhi, davanti a quello specchio, davanti ai promemoria dell’ingegnere Radner.
La soluzione che lo porterà alla fine ad impadronirsi delle perle è nascosta, come sempre, in un dettaglio.
¹ L’albo, in versione ristampa R, uscito il 10 febbraio è ancora reperibile nelle edicole di tutta Italia