Charlie Brown
"Solo gli imbecilli non hanno dubbi"
"Ne sei sicuro ?"
"Non ho alcun dubbio!"
(Luciano De Crescenzo)
Rosa sparì dietro la porta che tenne socchiusa. La sentì parlare con qualcuno all’interno. Dopo poco uscì.
« Può entrare »
« Grazie »
Diego aspettò che la donna scendesse le scale prima di varcare la soglia. Diede un’ultima occhiata ai due bodyguards ed entrò richiudendosi la porta alle spalle.
Una ragazza dai capelli lunghi fin sopra le spalle se ne stava seduta in vestaglia bianca sullo sgabello di una toeletta mentre si struccava davanti allo specchio. Sul tavolino di fronte a lei c’erano spazzole, trucchi, profumi, creme per il corpo e per il viso, dischetti struccanti, salviettine rinfrescanti, fermacapelli, pinzette, rasoi, smalti, solventi per unghie, anelli. Sopra un mezzo busto in plastica con due occhi ciechi era poggiata una parrucca nera coi capelli a caschetto.
La stanza era piccola. Accanto alla toeletta vi era un letto con due comodini, di fronte un televisore con accanto un armadio e dietro la toeletta c’era il bagno. Tra la porta di ingresso e la toeletta vi era un balcone con le tendine bianche ricamate in pizzo. Il resto dello spazio era diviso tra una poltrona accanto al balcone e altre due sedie dove erano state buttate jeans, reggiseni, slip e costumi di scena. Il pavimento era ricoperto da una vecchia moquette bordeaux, al centro c’era un paio di scarpe coi tacchi a spillo e sotto una sedia un paio di stivali in camoscio grigio.
« Scusa il disordine » lo accolse la ragazza « stasera non era previsto che lavorassi »
« Avete dei turni qui? »
« In genere lavoro tutte le sere, fatta eccezione il lunedì che è il mio giorno di riposo. Solo che questa sera avevo intenzione di tornarmene a casa perché ho un forte mal di testa »
« Non prendi nulla? »
« Ho preso un aulin prima di andare in scena » la ragazza si voltò verso Diego che era rimasto in piedi « Siediti »
Diego sedette nella poltrona vicino al balcone tenendole gli occhi incollati addosso.
« Posso offrirti qualcosa? Bourbon, vodka, un amaro…? »
« Posso fumare? »
« Puoi anche masturbarti chicco, qui puoi fare come vuoi e quello che vuoi come fossi a casa tua »
Diego rise divertito mentre tirava fuori il pacco di sigarette per accenderne una. « Fumi? » le domandò porgendole il pacco di Marlboro light. La donna allungò un braccio sfilando una sigaretta dal pacchetto portandola alle labbra. Diego tirò fuori l’accendino, s’alzò avvicinandosi a lei e la fece accendere. Aveva delle labbra carnose ben disegnate e un piccolo neo sul lato sinistro superiore alla bocca.
« Grazie »
« E di che » Diego risedette e si accese la sua sigaretta.
« Allora, che cosa ti piacerebbe fare? » accavallò le gambe nude e lisce che si scoprirono sotto la vestaglia.
« Se hai mal di testa perché hai accettato di vedermi? »
« Rosa mi ha detto che c’era un tizio che insisteva nel vedermi »
« E basta? »
« Che altro doveva dirmi? »
« Perché mi guardavi mentre ballavi? »
« Non ti stavo guardando. Non sapevo neanche dove fossi seduto » prese un posacenere sulla toeletta e vi sgrullò la cenere.
« Bugiarda »
Lei lo guardò.
« Sei una bugiarda, Eva »
« Come ti chiami? O devo chiederti come ti fai chiamare da quelli che sottostanno alle tue regole? »
« Puoi chiamarmi Diego se ti va »
« Diego io non guardo in faccia proprio nessuno quando lavoro ma se ti fa piacere pensare che guardassi te pensalo pure. Anzi, vuoi che te lo dica? Ti stavo aspettando »
Diego abbassò lo sguardo sgrullando a sua volta la sigaretta nel posacenere che lei gli aveva avvicinato.
« Scusa. Chissà quante volte l’hai sentita questa canzone. Ti prego, non voglio che mi tratti come i tuoi clienti »
« E come vuoi che ti tratti? Se hai un desiderio particolare puoi dirmelo. Siamo soli. Nessuno può vederci o sentire quello che diciamo »
« Quei due che stanno là fuori sentono tutto »
« Chi? Rocco e Attilio? Sono come due tombe. Se dovesse accadermi qualcosa sono pronti ad intervenire »
« È mai successo? »
« Una volta sola »
« E non hai paura che possa accadere di nuovo? Voglio dire come fai ad essere sicura che non possa succedere nulla mentre… sì, insomma ti lavori il cliente? »
« Non ho detto questo »
« Perché lo fai? »
Eva non rispose subito.
« Per i soldi? »
« Mi pagano bene »
« Quanto guadagni a notte? »
« Dipende »
« Quanti sono quelli che ti porti a letto? »
« Due, tre, quattro…dipende »
« Che cosa vogliono che tu faccia per loro? »
« Tutto. Persino le cose più impensabili »
Cominciò a tremare.
« Ti hanno mai chiesto di fare un’orgia? »
« Sì »
« Praticare tecniche sadomaso? »
« Sì »
« Farlo a tre? »
« Una volta venne un tizio accompagnato da un suo amico. Mi disse che lui non avrebbe fatto nulla e che avrebbe solo guardato mentre mi scopavo l’altro. Si eccitava così »
« Hai mai avuto esperienze omosessuali? »
« Perché non la pianti e mi dici che vuoi eh? Cosa sei venuto a fare? Perché hai insistito tanto nel vedermi? »
« Le altre ragazze non hanno le guardie del corpo che hai tu »
« No, non le hanno. E con questo? »
« Calmati Eva. Voglio solo parlare con te »
« Dovrai pagarmi comunque lo sai questo? » Eva prese un’altra sigaretta dal pacchetto nella sua borsetta nera buttata sulla sedia e l’accese usando dei fiammiferi. Diego le sorrise scrollando le spalle.
« Ti costerà cara questa serata. Ti conviene approfittare »
« Non è un problema »
« Già » Eva lo squadrò dalla testa ai piedi. Gli guardò le dita delle mani. « Sei sposato? »
« Cosa te lo fa pensare? » domandò mentre respirava un’altra boccata di fumo.
« Chi viene da me è gente molto particolare. Spesso è gente disperata, sola oppure sposata »
« E io rientrerei in quest’ultima categoria? Non mi sembra averti dato dimostrazioni che possano indurti a pensarla in questo modo »
« Il fatto che non porti la vera nuziale non vuol dire nulla. Sono in tanti gli uomini che non la portano. E parecchi che la tolgono di proposito »
Diego rise di nuovo.
« Lo vedi che ho ragione? »
« Beh, d’altronde se non lo sapesse una come te… »
Lei lo guardò dietro il fumo della sigaretta. Diego pigiò nel posacenere quel che restava – un inutile filtro – della sua e s’alzò scrutando fuori al balcone scostando le tendine di pizzo. Era cominciato a piovere forte.
« Beh, io vado. Quanto ti devo per la serata? »
« Hai intenzione di andare via adesso? »
« Vuoi accompagnarmi? » le domandò infilando le mani nelle tasche dei pantaloni dondolandosi sui talloni e sulla punta dei piedi.
« Tu sei pazzo! Per portarmi dove? Hai idea quanto ti costerà portarmi fuori di qui? »
« Ti ho già detto che non è un problema. Comunque se non vuoi seguirmi adesso sarà per la prossima volta. Cinquecento vanno bene? »
Eva sgranò gli occhi mentre si vedeva porre sotto il naso cinque banconote da cento euro.
« Tienili. Per questa volta chiuderò un occhio »
« Non eri interessata al guadagno? » Diego glieli lasciò sulla toeletta ma Eva lo fermò prendendo le banconote e facendo il gesto di restituirgliele.
« No ti prego. Ti prego, prendili »
Lui avanzò verso la porta.
« Per favore »
La richiuse senza voltarsi.
Quando si trovò in strada sotto l’acquazzone chiamò un taxi e si fece riportare a casa. Lo aspettò sotto la balconata del locale fumando una sigaretta che gettò a terra appena lo vide arrivare.
Una volta entrato nel palazzo chiamò l’ascensore che lo condusse fino al sesto piano. Si aprì col suono di un campanello all’arrivo. Diego tirò fuori le chiavi dalla tasca della giacca e aprì la porta accendendo la luce nel corridoio e nel salone che regolò rendendola soffusa.
Si tolse la giacca bagnata e tirò fuori le sigarette insieme con l’accendino, il portafoglio e il cellulare. Poggiò tutto sul tavolino nero e lucido del salone e buttò la giacca sul divano. Prese un’altra sigaretta dal pacchetto e l’accese mentre si toglieva la cravatta e la buttava sopra la giacca. Poi fu il turno delle scarpe. Sedette sul divano. Tenne la sigaretta tra le labbra mentre scioglieva i lacci e le posava a terra. Le prese, s’alzò e si diresse in bagno con solo i calzini ai piedi. Buttò le scarpe in un angolo, accese la luce, aprì la scarpiera e tirò fuori un paio di pantofole che mise subito. Tornò in salone. Dai vetri del terrazzo di fronte a sé osservò la pioggia cadere fitta e inzuppare la balaustra di marmo. Rimase in piedi dietro ai vetri nudi ad osservare la città bagnata dall’alto fino a che non terminò di fumare.
Buttò il filtro nel posacenere e fu distratto dal suono di un messaggio al cellulare. Lo prese e lo lesse. Un sorriso ironico gli si disegnò sulla faccia, poi anche al cellulare toccò la stessa sorte della giacca e della cravatta.
Spense tutte le luci mentre si dirigeva in camera da letto.
« Eva cos’hai? »
« Nulla. Perché? »
« Sono settimane che hai un’aria strana. Tutto bene? »
« Sì »
« Mi è sembrato che stessi cercando qualcuno in mezzo al pubblico »
« No, ti sbagli. È che mi sembrava di aver visto una persona che conoscevo »
Eva guardò Rosa che serviva i clienti dietro al bancone del locale la quale la guardò a sua volta.
« È tornato il dottorino » si lamentò Jessica fingendo di parlare d’altro all’orecchio di Eva.
« Dov’è? »
« Dietro le mie spalle, non farti vedere mentre guardi »
Eva buttò un occhio alle spalle dell’amica. Notò un ragazzo che doveva avere poco più di venti anni che attendeva mentre si torturava il nodo della cravatta.
« Che hai intenzione di fare? » domandò Eva.
« Cosa vuoi che faccia? Avrei voluto evitarlo ma ormai mi ha già vista. Non posso mica inventarmi una scusa adesso, se lo venisse a sapere Romilda sarebbero guai »
Eva non ribatté mentre beveva il suo gin tonic seduta sullo sgabello e con Jessica che le faceva ombra.
« Vabbé, mi conviene andare prima che mi muore steso sul pavimento »
« In bocca al lupo »
« Crepi »
Eva si scolò le ultime gocce del suo gin e restò a guardare il suo bicchiere vuoto con una buccia di limone e quel che rimaneva del ghiaccio.
« Rosa me ne dai un altro per favore? » la donna si avvicinò alla ragazza da dietro il bancone del bar.
« Eva, ti aspettano. C’è totò a tavolino e mister Valdone alle porte del tuo camerino »
« Che aspettassero ancora un po’. Vogliono stare con me? E allora che imparassero a pazientare cazzo! »
La donna le si avvicinò all’orecchio.
« Ti ricordi quello che ti dissi tempo fa quando venisti qui la prima volta? Di non dar retta a tutto quanto ti dicono questi stronzi. Sembrava mi avessi dato ascolto e ora? Vuoi farti fregare un’altra volta? Questa sera hai la stessa espressione che avevi quando ti conobbi »
« Smettila Rosa, ti ho solo chiesto un altro gin »
« Hai intenzione di ubriacarti? E va bene. Ma sappi che non farà bene né a te né a chiunque ti capiterà sotto »
Rosa le preparò un altro gin tonic, glielo mise davanti e poi si allontanò.
Eva osservò la clientela seduta a tavolino, le altre sue compagne che si davano da fare con gli ospiti e quelli che la guardavano aspettando.
Bevve il suo gin tonic tutto d’un fiato.