Charlie Brown
"Solo gli imbecilli non hanno dubbi"
"Ne sei sicuro ?"
"Non ho alcun dubbio!"
(Luciano De Crescenzo)
Ingresso.
Di fronte alle porte antipanico il bancone della reception. Ai lati del bancone i tornelli per entrare negli spogliatoi femminili e maschili e per accedere alle vasche, nello spazio antistante un altro tornello che conduce al piano di sopra dove c’è la sala attrezzi e le aule di aerobica. L’aula è quella più grande (la piccola è in fondo al corridoio a sinistra).
Ale (Maestra): «Oggi facciamo la nuova coreografia».
Pina (tra il cicaleccio): «Devo spostarmi, così non la vedo».
Il gruppo delle “ballerine” è aumentato. Nonostante la sala sia grande, si fa fatica ad avere la visuale dello specchio fissato sulla parete frontale dell’aula e dei passi della Maestra (ma perché ci sono gli specchi nelle palestre? Noi ne abbiamo pure due! Uno sulla parete avanti e uno sulla parete dietro).
Ale inizia a spiegare l’intro del ballo, senza musica. Apriamo e chiudiamo le braccia con un movimento lento.
Ho un presentimento, dato che nella chat whatsapp di gruppo le avevo suggerito un brano per essere sensuaaaaali (come dice lei) e al cui messaggio mi aveva risposto, sorpresa come se ci fossimo lette nel pensiero, che ci stava pensando (che soddisfazioni mi dà questa ragazza! Ale I love you! Alè!).
Parte la musica.
Di te non mi innamoro mai, vive e muore la poesia/è un via vai come in un night, senza più allegria/Lascia tutto ciò che hai, lascia la tua fantasia/libera come una città, senza ipocrisia…
Ale Maestra: «Vi siete accorte che manca qualcosa?»
Io e Alessandra: «Che manca?» (a parte la sensualità).
Ale Maestra: «La marciaaaaaa!»
Io: «Ma quella è da mo’ che manca, è già da tre o quattro balli che manca»
Alessandra: «Infatti».
Nella sala è sempre presente in sottofondo il cicaleccio, il blaterare, domandare, il girarsi qua e là… in una parola: il mercato (Arance, limoniiii!).
Ale Maestra: «Posso andare avanti a spiegare?».
Andiamo avanti. Il passo seguente è semplice (in teoria, per noi niente è semplice).
C’è del disagio.
Bisogna aggiungere lo schiocco delle dita.
Ale Maestra: «Quess u sapit fa’?»¹.
Tra le nuove, più di una persona chiede spiegazioni.
Dopo dieci minuti (forse) riusciamo a proseguire.
Ale Maestra (con aria canzonatoria e risolino sulle labbra): «Quante sequenze ho spiegato fino a ora?»
Io: «Mo’ comincia»
Alessandra: «Sono due, devi spiegare la terza».
Le più diligenti dicono tutte due, le storiche (le più “brave”) del gruppo tacciono.
Nel frattempo Giovanna (l’insegnante di sostegno, due file avanti a me) cerca di attirare la mia attenzione, ma in quel momento sono alle prese a confrontarmi con Alessandra (io e lei siamo due file dietro) che cerca, inutilmente e a sua volta, di attirare l’attenzione di Ale Maestra.
Alessandra, mentre parla con me riferendosi ad Ale Maestra: «Mica mi ascolta… la ragazza sta diventando indisciplinata. Ai colloqui di classe mando mio marito con una lettera di ammonimento»
Io: «Io mando il cane»
Alessandra: «Anzi, tu che scrivi falla tu e intanto annota: mancanza di attenzione durante la lezione».
Ale Maestra si sposta occupando ogni lato della sala per spiegare come va eseguita la coreografia e al termine dice: «Mo’ lo facciamo con la musica, ma non mi fate girare in tondo sennò diventa un casino».
Tutte (più o meno convinte, più meno che più): «No, no».
Va con la musica. Più che eseguire la coreografia, ognuna balla quello che le suggerisce il cervello (manco nelle feste di matrimonio esce fuori ‘na roba del genere): chi esegue il valzer, chi il qua qua e chi la mazurka. Con fatica si giunge alla terza sequenza (una cumbia).
Ale Maestra: «Cos’è che non va? Questo lo avete già fatto, almeno alcune di voi lo hanno già fatto».
E passiamo alla quarta sequenza. Sembriamo carrelli del supermercato più che ballerine (nel frattempo è passata mezz’ora e manca ancora più della metà del ballo da spiegare).
Alessandra si è persa e alza la mano per avere supporto. Nisba.
Alessandra, sempre rivolta a me: «Allora, scrivi: la ragazza (riferendosi a Ale Maestra) manca di concentrazione»
Stella: «Cominciamo a essere troppe»
Sandra: «Ma quante volte lo dobbiamo fare? Cioè, quanti passi sono?»
Ale Maestra: «Eh… questo me lo dovete dire voi»
Io e Alessandra (tra di noi): «Quattro, sempre quattro sono, altrimenti otto o sedici, tutti multipli di quattro».
Qualcuna suggerisce tre.
Io e Alessandra: «Tre????»
C’è chi è pienamente convinto delle proprie idee, soprattutto dei propri errori (è bene avere una grande considerazione di sé) tanto da bacchettare me e Alessandra che risponde: «Hai ragione, hai ragione» poi bofonchia qualcosa che suona più come una parolaccia/presa in giro rivolta al soggetto che ci ha bacchettate.
Alessandra (rivolta a me, si rivolge sempre a me e io a lei, siamo compagne di banco): «Zitta, devo stare zitta. Mi sto incafonendo»
Ale Maestra: «Tre? Siete convinte? La accendiamo?»
In mezzo alla caciara sento urlare il mio nome (è forse Giovanna?) ma, giunti a questo punto, non so più a chi dare retta. Da un lato commento con Alessandra, dall’altro lato Lucia (non la mia Lucia, un’altra Lucia) mi chiede come eseguire i passi (a me?????).
Ale Maestra a Giovanna: «Non sente. È distratta»
Io: «Che c’è?»
Giovanna: «Oh! TU devi contare». Le fanno il coro appresso Adriana, Stella e pure Costanza (quando c’è, ma oggi non c’è). In sala i conti li porto sempre io («Tutto bene signore? Porto il caffè, un amaro… oppure direttamente lo scontrino?»).
Tiziana: «Ale, fai il video e poi ce lo mandi»
Io e Alessandra (tra noi): «Che cavolo glielo chiedete a fare il video se poi manco ve lo guardate?»
Ale Maestra: «Vorrei proprio vedere che combinate a casa vostra, mi piacerebbe avere una videocamera per spiarvi»
Io: «E tu metti di nascosto un microchip nei cellulari di ognuna di noi, così ci guardi»
Seguono altri dieci minuti di casino, tanto che ci sentono pure i degenti dell’ospedale (situato in fondo al viale).
Ale Maestra, alzando il volume della voce: «Meeeee! Vogliamo andare avanti? Che dite?»
Alessandra continua a commentare tra sé e a sollevare le braccia nella speranza che Ale Maestra la noti. Io ballo, canto, parlo e tengo il tempo da sola mentre attorno a me c’è il bordello assoluto: chi chiacchiera con la compagna “di banco” di cosa ha mangiato ieri sera a cena, chi ride, chi si siede perché è stanca (di solito questo incarico se lo incarica Giovanna mentre ci guarda lavorare per poi correggerci), chi non capisce, chi beve un sorso d’acqua, chi apre la porta che immette sul balcone/mini veranda per guardare se la macchina parcheggiata fuori è ancora giù in cortile o è stata rubata (succede anche questo) e, intanto, immagino…
Io: «Uè, funziona! Oggi ‘sto ballo mi esce… il corpo risponde al linguaggio del corpo… Aleeeeeeee!!!! Funzionaaaaa!!!!» (Ah già, oggi Ale non ci calcola).
Giovanna, rivolta a me e a Alessandra: «Ma che state combinando là dietro?»
Adriana, divertita e sulla stessa fila di Giovanna, solo chi a sinistra e chi a destra: «Si fanno i cavoli loro»
Giovanna, col dito puntato a me: «Tu oggi ti meriti la nota!»
Io: «Che ho fatto?»
Giovanna: «Non stai attenta»
Io: «Non sto attenta?????» (ma se è l’unico ballo in tutto l’anno che mi viene bene immaginando chi non devo immaginare????? Oh, ragazzi, comunque l’immaginazione ha un potere magnifico con effetti ancora più straordinari!)
Alessandra: «Veramente è la Maestra che non ci sta calcolando… comunque io non ho capito la seconda sequenza»
Sandra rivolta alla Maestra: «Ale, questo che passo è?»
Ale Maestra (interrogatoria): «Che passo è?»
Sandra: «Un passo di danza»
Ale Maestra, divertita e ridendo (noi le facciamo il coro): «Sì vabbè, grazie» e intanto pensa: «Mado’, e come devo fare?»
(La Maestra ci canzona, ma ha sempre il sorriso disegnato sulle labbra).
Io ad Alessandra, tra un intervallo e l’altro: «Comunque rispetto a prima dell’estate, in questi nuovi balli ha aggiunto più sequenze»
Alessandra, fingendosi stizzita: «E sacc!² Mi sto stancando più adesso che non nella lezione di total body, a chi te viv!³ Comunque io non ho ancora capito la seconda sequenza… vid mo’ 4» prova ad attirare di nuovo l’attenzione della Maestra.
Io: «Non caga» (oggi la ragazza è stitica).
Alessandra: «Mo’, moooo’ devo andare dal Preside e dire che la ragazza soffre pure di disturbi nell’apprendimento. Tu annota nel frattempo ché dobbiamo scrivere la lettera».
Le porte del balcone/piccola veranda sono aperte per fare arieggiare l’ambiente, in lontananza si sente la sirena dell’autoambulanza (ci stanno venendo a prendere).
Ale Maestra: «Vedete che lo dovete fare da sole, due volte con me poi sole solette»
Uh, mado’…5
Stella: «A giugno c’è il saggio»
Mo’ m n fuj.6
Ale Maestra: «Avete ripassato i balli della volta scorsa?»
Giovanna, rivolta ad Alessandra, mentre si dirige all’appendiabiti e indossa il giubbotto: «Amoore!»
Alessandra, mentre la guarda strabuzzando gli occhi: «Amore a chi?»
Giovanna, facendo il gesto di andarsene con la mano: «C nama j»7
Alessandra, ridendo, e tra le risate generali di tutte: «Ma come ti permetti?»8
Viva la libertà di espressione, di azione e di pensiero.
Terminata (per modo di dire) la coreografia del giorno, passiamo al ripasso. Che è peggio del ballo del giorno.
Mamma, e k sc’kif!9
Così non si può andare avanti (Ale Maestra: «Nu ve reggae più!»).
Ando buscando money/puesto pa lo mío, ando enfocao/un traguito de gin tonic/y con el brillo colorao
Io: «A colorao…»
Alessandra: «…te girao»
Ps: segnali che ci lanciamo io e Alessandra nel ballo di coppia dove lei fa il palo, e io la deficiente che si deve spostare a destra e sinistra del palo (la coreografia è stata studiata realmente così da Ale Maestra, ma messa in pratica dalle “ballerine”… ballano meglio Stallio e Ollio. E ho detto tutto! Per citare il grande Peppino De Filippo in Totò, Peppino e la Malafemmina).
È il delirio totale.
A fine lezione, dirigendoci alla porta a ventola verso l’uscita…
Alessandra, zaino in spalla, ridendo con me come due cretine: «Io, comunque, la seconda sequenza non l’ho capita».
¹ «Questo lo sapete fare?»
² «E sacc!» espressione che sottolinea fastidio, noia, rabbia. Trad.:«Ma ti pare logico?»
³ «Mannaggia a chi ti è vivo!»
4 «Guarda adesso»
5 Oh Madonna!
6 Adesso scappo
7 «Dobbiamo andare»
8 Giovanna e Alessandra sono cugine, quindi è naturale che si prendono spesso in giro a vicenda
9 Mamma, che schifo!